Questo breve e sicuramente incompleto dizionario, dei termini maggiormente usati nel campo dell’assistenza  alla persona, vuole  essere un semplice strumento di aiuto a coloro che hanno la necessità di accedere ai servizi offerti dalla rete socioassistenziale.

La riforma del welfare, a partire dalla legge quadro nazionale 328/2000, dal Piano Sociale Regionale fino agli atti di indirizzo e pianificazione conseguenti, punta a riconsegnare ad ogni persona/cittadino il ruolo di protagonista nella ricerca e nello sviluppo del benessere individuale e della propria comunità.
Tanti sono gli ostacoli che intralciano questo percorso di responsabilizzazione e uno di questi può essere individuato in un “mondo sociale” che rischia di chiudersi in se stesso, con un proprio linguaggio, spesso cifrato, che impedisce invece di favorire i necessari processi di comunicazione.
Nasce così l’idea di questo dizionario del welfare, che ha come obbiettivo quello di rendere accessibile a tutti il “linguaggio sociale”, un linguaggio in continua evoluzione, sempre più  arricchito, negli ultimi tempi, da nuovi termini partoriti dalla riforma legislativa e dalla contaminazione con altri modelli provenienti da diversi paesi.

Questo lavoro è il frutto di una approfondita ricerca che ha attinto da varie fonti.
Molti dei termini contenuti nel nostro dizionario sono tratti da un  lavoro di Giuliano Tacchi e Roberto Drago,collaboratori della Regione Marche.

Tutti possono collaborare all’implementazione del dizionario scrivendo alla nostra mail utilizzando la sezione contatti..

A.D.B: ASSISTENTE DI BASE
l’operatore addetto all’Assistenza di Base eroga direttamente l’assistenza agli utenti provvedendo all’igiene, all’alimentazione, all’abbigliamento, alla mobilizzazione, alla socializzazione, alla tutela ed alla sorveglianza diurna e notturna. Ad ogni anziano residente viene assegnato un operatore tutor che ne conosce caratteristiche, bisogni ed esigenze e si preoccupa di garantire l’assistenza personalizzata di cui necessita.

ACCESSO UNICO
nell’articolazione di servizi territoriali, prestazioni e strutture, talvolta dedicati alla stessa famiglia o persona, è possibile e comunque doveroso, organizzare strumenti operativi con i quali il cittadino possa incontrare e utilizzare un unico percorso. Infatti se i problemi di un cittadino interessano più servizi e istituzioni (un Comune, un Distretto sanitario, un’Associazione di Volontariato…) si può fare in modo che i percorsi e i progetti di sostegno e aiuto passino per un unico accesso; cioè un luogo, uno strumento, dove operatori diversi, organizzati in equipe multidisciplinari (v.) e integrate, lavorino per un unico obiettivo.

ACCOGLIENZA:
il termine, riferito all’operatore sociale, sintetizza una capacità tutta particolare di “accogliere” l’altro, giocata tra ‘”accoglienza incondizionata” (“ti accolgo così come sei “ e per questo definita “accoglienza materna”) e accoglienza capace di richiedere “prestazioni in cambio” (definita “paterna”, condizionata, del tipo “ti accolgo, ma tu devi ecc. ecc.”).

ACCREDITAMENTO
per accreditamento si intende il provvedimento con il quale si riconosce alle strutture pubbliche e private, già autorizzate e che ne facciano richiesta, lo status di soggetto idoneo ad erogare prestazioni socio-assistenziali e socio-sanitarie per conto dei soggetti pubblici, secondo le modalità previste dalla normativa vigente”
Se vuoi essere “accreditato”, devi accettare le regole di un sistema di controllo che agisce preventivamente sui requisiti di qualità che sei capace di offrire.

ADI
Assistenza Domiciliare Integrata, tra Comune e Azienda Sanitaria Locale. Servizio territoriale rivolto a tutti i cittadini, senza distinzione di età, in situazione di difficoltà. I Comuni contribuiscono con professionalità sociali (Assistenti Sociali e Assistenti di Base), le Aziende contribuiscono con professionalità Sanitarie (medici, psicologi, infermieri).

AFFIDO FAMILIARE
L’affidamento familiare è regolamentato dalla Legge n.184/1983 e modificata successivamente dalla Legge n.149/2001. La normativa definisce che ogni bambino ha diritto ad essere educato nell’ambito della propria famiglia poichè le condizioni di assenza dei genitori non possono raffigurare un ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia.
Al tal fine a favore della famiglia di origine vengono disposti degli interventi di sostegno e di aiuto predisposti dal Servizio Sociale territorialmente competente.
è la reale alternativa all’inserimento di un MINORE (v.) presso un Istituto e garantisce il suo bisogno di crescere in una famiglia, conservando il legame con quella di origine. Si tratta quindi di una risorsa privilegiata ed efficace, che è caratterizzata da un intervento a termine e con diverse forme operative, e dura il tempo necessario al recupero della famiglia

AGEVOLAZIONI E ASSISTENZA FISCALI PER ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
La normativa fiscale prevede numerose agevolazioni a favore delle persone con disabilità di qualsiasi età (anziani, adulti, minori), ad esempio, per spese mediche e di assistenza, acquisto di ausili, attrezzature e veicoli, interventi di ristrutturazione e superamento delle barriere architettoniche, etc.
Detrazioni/deduzioni fiscali per gli anziani/disabili in struttura (Casa Protetta/RSA/Centro Diurno)
Agevolazioni fiscali per anziani e disabili assistiti al domicilio
Per gli anziani e i disabili assistiti a domicilio è prevista la possibilità di avvalersi di alcune agevolazioni fiscali (deduzioni e detrazioni) per le spese sostenute per la cura e l?assistenza.
Agevolazioni fiscali per gli autoveicoli
per acquisto e adattamento autoveicolo e esenzione pagamento bollo auto
Il servizio di assistenza fiscale a domicilio
Il servizio di assistenza per i contribuenti con disabilità, impossibilitati a recarsi presso gli sportelli dell’Agenzia delle entrate
Guida alle agevolazioni per le persone con disabilità
a cura dell’Agenzia delle entrate e della Regione Emilia-Romagna (edizione maggio 2008). Illustra in dettaglio i benefici fiscali e i contributi per disabili anche nell’ambito del sistema regionale dei servizi sociali

AGIO
tra i significati del termine escludete “comodo” e ”comodità”: quello che ci interessa è “benessere”. Chi è del mestiere sociale da tanto tempo sa che questa parola era bandita dal suo vocabolario; oggi, con la nuova cultura del WELFARE (v.), l’operatore sociale è chiamato anche ad essere protagonista nella promozione dell’”agio” e del “benessere”.

ALIENAZIONE
perché questo termine è passato di moda? Un tempo era utilizzato alla grande, sia nella riflessione politica che nell’analisi sociologica. Oggi è relegato nei contesti specialistici di certe scuole di pensiero psicoanalitiche oppure utilizzato per definire “l’essere via di testa” (l’alienazione mentale). Eppure l’alienazione è lì, dentro il nostro vivere quotidiano, presente e …alienante. Ci hanno riflettuto sopra grandi pensatori: Hegel intendeva l’estraniazione da se stessi, Marx (non i fratelli ma Karl…) intendeva l’estraniazione della persona dal processo produttivo, anticipando i temi del disagio di vivere in una società che priva gli esseri umani di identità e soggettività

ALTA INTENSITÀ ASSISTENZIALE:
si dice, ad esempio, in riferimento a STRUTTURE RESIDENZIALI o SEMIRESIDENZIALI (v.) con alti livelli di complessità, destinate a persone non autosufficienti che necessitano di protezione (funzione protetta) a ciclo diurno oppure necessitano di servizi residenziali permanenti, oppure per brevi periodi (funzione di sollievo alle famiglie).
Vedi anche BASSA INTENSITA’ ASSITENZIALE e MEDIA INTENSITA’ ASSISTENZIALE.

ALZHEIMER:
questo non è un testo di medicina e quindi non abbiamo intenzione di descrivervi i dettagli di una malattia. Parliamo di “alzheimer” (dal medico Alois Alzheimer che descrisse il primo caso un secolo fa) solo a titolo esemplificativo, per ricordarci quante problematiche sociali accompagnano la situazione di chi vede la sua vita passare sotto “competenza” medica. Immaginatevi una persona anziana, con una vita priva di ricordi, completamente disorientata, all’interno di relazioni che, di giorno in giorno, rimandano a volti, sempre di più, sconosciuti. E’ il dramma, individuale, di una persona. Ora pensate anche ai familiari: figli, fratelli, mogli, mariti, amici. Completate il tutto pensando alla necessità di assistere il malato 24 ore su 24, al bisogno di trovare sostegni esterni, ai costi di medicine e assistenza. Se si è soli, dentro questo male, si è perduti. Sono necessari adeguati percorsi di assistenza sanitaria; corsi di formazione per i familiari, finalizzati alla conoscenza della malattia; assistenza domiciliare; centri di ascolto; CENTRI DIURNI (v.) ed, eventualmente, RESIDENZIALI (v.). Insomma una buona occasione per mobilitare le risorse della comunità, concretizzando sostegno e solidarietà, rendendo funzionale l’integrazione tra sociale e sanitario, tra interventi pubblici e interventi privati.

AMBULATORIO GERIATRICO
L’Ambulatorio Geriatrico è una struttura di tipo non residenziale operante nei presidi sanitari localizzati nell’ambito di case di cura accreditate o private, di ospedali, di policlinici universitari e di poliambulatori pubblici o privati.
La struttura garantisce visite specialistiche e consulenze agli anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti e, comunque, in condizioni tali da recarsi autonomamente presso la sede di servizio.
L’Ambulatorio Geriatrico offre svariati servizi, quali:
la prescrizione di esami ematici e strumentali,
la rilevazione dei dati clinici e la diagnosi,
suggerimenti nell’assistenza e controlli terapeutici.
Nella struttura esplica la sua attività personale sanitario specializzato in geriatria e, generalmente, assistito da psicologi e assistenti sociali al fine di valutare le condizioni dell’anziano nella maniera più appropriata.
L’ammissione nella struttura pubblica o accreditata è subordinata al rilascio di una richiesta da parte del medico di base o del sanitario ospedaliero

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
è una figura istituita con la Legge del 9 gennaio 2004 n 6, rivolta a persone che hanno difficoltà anche parziali e temporanee a curare i propri interessi (per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica) e che non necessitano di misure come l’interdizione o l’inabilitazione.
Rispetto alla interdizione ed alla inabilitazione, l’amministratore di sostegno si caratterizza come istituto giuridico più flessibile, rispettoso dell’autonomia di ciascuno, fondato su un progetto personalizzato redatto dal giudice tutelare e dallo stesso modificabile tutte le volte in cui l’interesse del beneficiario lo richieda.
In altri termini l’amministratore di sostegno è un tutore delle persone dichiarate non autonome, anziane o disabili (ma anche alcolisti, tossicodipendenti, carcerati, malati terminali, ciechi).
Viene nominato dal giudice tutelare e scelto, dove è possibile, nello stesso ambito familiare dell’assistito: infatti possono essere amministratori di sostegno il coniuge, purché non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e il parente entro il quarto grado.
La tutela dell’amministratore di sostegno non comporta l’annullamento delle capacità a compiere validamente atti giuridici: il giudice tutelare individua gli atti (volta per volta ed in relazione alle concrete necessità) per i quali l’amministratore di sostegno si sostituirà al disabile e quelli per i quali dovrà prestare sola assistenza.
L’incarico di amministratore è temporaneo, tranne quando si tratti di un parente o del coniuge o della persona stabilmente convivente, nel qual caso dura per sempre (salvo rinuncia)
La procedura per ottenere l’amministratore di sostegno
La persona interessata può, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, presentare la richiesta al giudice tutelare della propria zona di residenza o domicilio; entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta, il giudice provvederà alla nomina dell’amministratore con un decreto immediatamente esecutivo.
I responsabili dei servizi sanitari e sociali inoltre, a conoscenza di fatti tali da rendere necessario il procedimento di amministrazione di sostegno, devono fornirne notizia al pubblico ministero.

AMMORTIZZATORI SOCIALI
un buon motociclista sa che dei buoni ammortizzatori evitano rischi e prevengono incidenti, soprattutto lungo i percorsi più dissestati. Ecco l’importanza del termine ammortizzatore anche nella discussione sulla riforma dello Stato Sociale. Fondamentale diventa così il dibattito sulle iniziative da intraprendere in relazione ai cosiddetti ammortizzatori sociali, ovvero su quegli interventi che la Repubblica, attraverso Leggi apposite, mette in atto per affrontare situazioni critiche che si producono all’interno del mondo del lavoro. Tra questi ammortizzatori vale la pena ricordare tutti quegli istituti e quelle misure volte a garantire al lavoratore la conservazione del reddito (o di una parte di esso) a fronte di situazioni che rischiano di provocargli la perdita del posto di lavoro: gli “ammortizzatori sociali” più che favorire l’occupazione, sono misure volte a garantire gli attuali livelli occupazionali.

ANAMNESI
è la storia della “malattia” con evidenziati i fatti di importanza medica della vita di una persona. L’anamnesi non si ferma qui, dovrebbe rilevare anche come la persona vive soggettivamente il suo stare male (l’ “accadimento patologico”, direbbero gli esperti). Durante l’anamnesi il medico raccoglie informazioni riguardo l’insorgenza, i tempi, i modi, l’evoluzione di una malattia e, contestualmente dà (dovrebbe) vita ad una relazione con il paziente che si sviluppa in stima e fiducia reciproca.

ANIMATORE
figura professionale che, in accordo con l’equipe assistenziale/sanitaria, organizza attività occupazionali e di animazione finalizzate alla socializzazione ed al rallentamento del decadimento delle funzioni cognitive degli utenti.

APPARTAMENTI PROTETTI
si tratta di un’esperienza sperimentale attiva solo in alcune realtà. Si garantisce all’anziano o al nucleo familiare di anziani con lieve non autosufficienza un’abitazione autonoma, ma collegata a servizi essenziali quali monitoraggio sanitario, aiuto nell’espletamento di alcune attività quotidiane (bagno, pasti, lavanderia). E’ un servizio che favorisce il permanere della persona in un ambiente “familiare” e il mantenimento di una gestione autonoma della vita.

AREE DI WELFARE
al livello locale di COMUNE (v.) o di AMBITI(v.), i servizi e le prestazioni sociali, esistenti o da realizzare, vengono convenzionalmente suddivisi in “aree” per migliorare l’organizzazione degli interventi.
Portiamo come esempio questa suddivisione in 5 aree:
1. area welfare leggero, intendendo in particolare l’attività di SEGRETARIATO SOCIALE (v.), ovvero ascolto, orientamento, accompagnamento e mediazione in favore dei cittadini/utenti;
2. area servizi domiciliari e sostegno alle famiglie, intendendo gli interventi di sostegno alla GENITORIALITA’ (v.), l’affido familiare, gli interventi di sostegno economico, l’assistenza domiciliare;
3. area welfare comunitario, cioè luoghi e opportunità di relazione finalizzati a persone anziane (es. centri sociali, organizzazione vacanze estive…), a giovani e adolescenti (centri di aggregazione, salette musicali ecc.), a persone in situazione di handicap (centri diurni);
4. area servizi residenziali e semiresidenziali (case di riposo, servizi di accoglienza per minori, centri residenziali per disabili ecc.);
5. area sostegno all’emergenza (luoghi di accoglienza per minori, adulti con figli in situazione di grave disagio sociale ed economico, donne sole o con figli in situazione a rischio, case famiglia ecc.).

ASSEGNO DI CURA
È un contributo che viene erogato alla famiglia che si impegna ad assistere l’anziano non autosufficiente, purché presenti i requisiti richiesti dalla vigente normativa regionale in materia.
Il contributo viene erogato agli aventi diritto, definiti in base alle norme regionali vigenti, alle risorse economiche assegnate ed ai criteri definiti a livello assistenziale.

ASSEGNO SERVIZI
L’art. 17 della legge 328/2000 introduce i “titoli per l’acquisto dei servizi” e demanda alle Regioni la disciplina dei criteri e delle modalità di erogazione.
L’assegno di servizio è un progetto della Regione Marche che intende offrire:
· la possibilità al cittadino e alla famiglia di scegliere direttamente in una lista accreditata (e nel caso cambiare) il singolo operatore e/o l’impresa che dovrà prestare il servizio a domicilio;
· servizi domiciliari di buona qualità introducendo la possibilità di decisione e di scelta dei cittadini-utenti
· conseguire una maggiore equità nell’accesso.
L’assegno servizi è una modalità di intervento che considera i servizi alla persona e la famiglia come una occasione di sviluppo, innovazione anziché un onere di spesa.
La proposta dell’assegno servizi prevede che la domanda di interventi sociali domiciliari per la persona e per le famiglie sia incentivata dal pubblico che concorre, in tal modo, al superamento del lavoro irregolare e sommerso.

ASSEGNO SOCIALE
è la prestazione assistenziale che la L.335/95 ha istituito in sostituzione della PENSIONE SOCIALE. Per accedere sono necessari determinati requisiti di natura reddituale e di cittadinanza. L’assegno non è reversibile e spetta per 13 annualità.

ASSISTENTE FAMILIARE
La figura della badante, così com’è intesa dalla legge 189/2002, è una figura professionale piuttosto recente. Si tratta di una tipologia lavorativa estremamente diffusa, alla cui base c’è l’invecchiamento della popolazione che vede l’Italia ai primi posti nel mondo.
Il lavoro di assistente familiare rientra nella categoria del lavoro domestico alla cui Normativa fa riferimento. Il codice civile (capo II, articoli 2240 a 2246) definisce
genericamente quale rapporto di lavoro domestico quello avente ad oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico. Ai sensi della legge n. 339/58 il lavoratore domestico è colui che presta la propria opera per il funzionamento della vita familiare.
La prestazione lavorativa dei domestici è riconducibile al rapporto di lavoro subordinato, ovvero:
– deve avere continuità (non deve perciò essere occasionale);
– deve svolgersi all’interno dell’abitazione del datore di lavoro;
– può svolgersi con servizio parziale (ad ore), oppure tutti i giorni della settimana o solo alcuni.
Il lavoro domestico è regolato da un Contratto Nazionale nel quale si precisano i diritti ed i doveri sia del datore di lavoro che del lavoratore.
Il Contratto Collettivo Nazionale, in vigore dall’1 marzo 2007 fino al 28 febbraio 2011

ASSISTENTE SOCIALE
chiedete al primo che incontrate qualcosa a proposito dei ”servizi sociali”, siamo certi che finirà col parlare di assistenti sociali. E’ la figura di OPERATORE SOCIALE (v.) più conosciuta, ma ne abbiamo un’immagine vera, adeguata ai tempi che stiamo vivendo? Proviamo a semplificare (è rischioso perché la maggior parte degli assistenti sociali sono signore e signorine piene di grinta e talvolta permalose). In “gergo” si chiamano “a.s.”. È un ruolo professionale svolto prevalentemente al femminile e concentrato nelle Pubbliche Amministrazioni (P.A.). Questi ultimi sono due dati di fatto: nove volte su dieci un cittadino che si rivolge al servizio sociale trova un’a.s. donna e la P.A. (pensate in particolare ai Comuni) è il luogo dove questa professione si è strutturata e conseguentemente affermata. E’ vero che in passato c’è stata una presenza significativa di a.s. anche in aziende e enti privati, ma già dai mitici anni ‘60 l’operatività nel settore pubblico di interventi sociali professionali diventa preponderante.
Il SERVIZIO SOCIALE (v.) professionale voluto dalle Pubbliche Amministrazioni, in particolare rivolto all’aiuto e al sostegno a situazioni di disagio e difficoltà, ha consolidato il ruolo dell’a.s. che è stato definito (i maligni dicono che si è autodefinito), come la professionalità sociale centrale. All’interno delle professionalità sociali l’a.s. è in buona compagnia: educatori, addetti all’assistenza di base, PSICOLOGI (v.). Assistiamo oggi ad una bella gara nel consolidare profili professionali e competenze. Le a.s. sono in movimento: formazione professionale specialistica continua, corsi di laurea specifici dedicati… In questo percorso le a.s. sono sostenute da un ORDINE PROFESSIONALE (v.) che, a dire il vero, per qualcuno avrebbe fatto il suo tempo e, sono le stesse assistenti sociali a dirlo, dovrebbe svecchiarsi un po’. La posta in gioco nella sfida che le professionalità sociali hanno fatto al cambiamento in atto nelle politiche sociali è infatti grande. Si tratta di ripensarsi e ripensare a ruoli, organizzazioni, obiettivi e metodi, in una fase di disagio identificabile in un vero e proprio problema di identità. Allora continuate a pensare pure all’assistente sociale che segue il CASO (v.) della persona che vive in situazione di disagio sociale ed economico, che scrive relazioni sociali, che effettua visite domiciliari; operatore fedele e infaticabile al servizio di Comuni, Province, Aziende Sanitarie, Tribunali per minori, Istituti penitenziari ecc. ma preparatevi ad una nuova generazione di a.s. che dirigono servizi, che progettano con sistematica continuità, che coordinano equipe multiprofessionali, che utilizzano “cartelle sociali” informatizzate.
ASSISTENZA DOMICIALIARE INTEGRATA
è una forma di assistenza rivolta a soddisfare le esigenze quasi esclusivamente degli anziani, dei disabili e dei pazienti affetti da malattie cronico-degenerative temporaneamente o permanentemente non autosufficienti, aventi necessità di un’assistenza continuativa, che può variare da:
interventi esclusivamente di tipo sociale
invio di pasti caldi,
supporto psicologico,
disbrigo di pratiche amministrative,
ad interventi socio-sanitari
attività riabilitative,
assistenza infermieristica,
interventi del podologo,
Il suo obiettivo é quello di erogare un servizio di buona qualità, lasciando al proprio domicilio l’ammalato, consentendogli di rimanere il più a lungo possibile all’interno del suo ambiente di vita domestico
Si accede all’Assistenza Domiciliare Integrata attraverso una segnalazione al Centro di Assistenza Domiciliare dell’Azienda Sanitaria Locale di appartenenza, da parte del medico di base del sanitario del reparto ospedaliero di dimissione del paziente, da parenti o amici, dalle associazioni di volontariato dagli altri servizi dell’Azienda Sanitaria Locale. A seconda delle necessità, verranno stabiliti gli interventi domiciliari da garantire all’utente.
L’ADI prevede accessi programmati dal Medico di base, per prestazioni qualificate con Infermieri professionali, Assistenti di base e consulenze specialistiche se previste dal P.A.I

ASSISTENZA DOMICILIARE
insieme di attività assistenziali sanitarie e sociali offerte a domicilio, in base al programma personalizzato indicato dall’Unità di valutazione geriatrica territoriale.

ASSISTENZA DOMICILIARE SANITARIA
L’assistenza domiciliare sanitaria è l’insieme di interventi a carattere sanitario, infermieristico e riabilitativo, offerti a domicilio, a persone anziane e disabili a rischio di non autosufficienza, parzialmente autosufficienti o totalmente non autosufficienti temporaneamente o permanentemente, per patologie croniche stabilizzate che non richiedono il ricovero in strutture ospedaliere.
prestazioni sanitarie:
interventi di medicina generale e specialistica dipendenti dalle specifiche esigenze dell’anziano assistito.
prestazioni infermieristiche
somministrazione e controllo della corretta assunzione dei farmaci,
effettuazione e consegna dei prelievi per le analisi di laboratorio, assistenza per le indagini strumentali,
assistenza ai cateterizzati,
controllo della fleboclisi e delle varie apparecchiature connesse, registrazione della temperatura,
misurazione della pressione e del peso corporeo,
controllo della dieta alimentare,
effettuazione di iniezioni
medicazioni in genere.
prestazioni di riabilitazione e di recupero psico-fisico
comprendono un insieme di provvedimenti finalizzati al recupero dei deficit natura fisica, psicomotoria, del linguaggio, di mantenimento, e così via.

ASSISTENZA DOMICILIARE SOCIALE (S.A.D.)
L’assistenza domiciliare sociale è l’insieme di prestazioni di natura socio – assistenziale offerte a domicilio a persone anziane e disabili, temporaneamente o permanentemente, che non necessitano del ricovero in strutture ospedaliere.
Viene svolta essenzialmente da assistenti domiciliari e da assistenti sociali, da educatori professionali e, in alcuni casi, viene integrata anche da volontari.
Le prestazioni di servizio affidate all’assistente domiciliare mirano innanzitutto a favorire l’autosufficienza della persona, la sua tutela igienico – sanitaria, aiutandolo nell’igiene personale, nella corretta deambulazione, nella preparazione dei pasti, nell’aiuto domestico, nella cura della persona, negli interventi sull’abitazione, nel fare la spesa, nell’accompagnamento ed in altri servizi complementari.
L’assistente domiciliare provvede anche alle attività di segretariato sociale, come ad esempio il disbrigo di pratiche burocratiche ed di altre commissioni esterne e a tutti gli interventi finalizzati a favorire la socializzazione e il sostegno psicologico del paziente.

ASSISTENZA PRIMARIA
Le cure primarie rappresentano il fulcro del sistema di aiuto e sostegno attivato da un servizio sociale o sanitario. Sconfiniamo nel campo d’azione della sanità e, a titolo di esempio, vediamo quali sono le varie tipologie di assistenza primaria messe in campo dai nostri coinquilini del Distretto (v.):
· l’assistenza medica di base;
· l’assistenza pediatrica;
· l’assistenza specialistica ambulatoriale;
· l’assistenza domiciliare;
· l’assistenza farmaceutica;
· l’assistenza protesica;
· l ‘assistenza sanitaria Residenziale e semi-residenziale;
· l’assistenza consultoriale, familiare.
ASSISTENZA SANITARIA
L’assistenza sanitaria, disciplinata dall’articolo art. 32 della Costituzione italiana, garantisce il diritto di salute dei cittadini. L’attività di coordinamento e garanzia di questo primario diritto dei cittadini è di competenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, mentre le regioni ne attuano le finalità.

ASSISTENZA SCOLASTICA
Il Comune garantisce, avvalendosi di personale dipendente di cooperative sociali, l’assistenza scolastica agli alunni con disabilità, attraverso la figura dell’assistente educatore, per un numero di ore settimanali stabilito in base alle necessità dei minori interessati.
Gli interventi si realizzano in collaborazione con le scuole e con i servizi specialistici.

AUSILI E PROTESI
Attraverso le Aziende USL il Servizio sanitario regionale fornisce ausili (ad esempio la carrozzina, il deambulatore, le sponde, il materasso antidecubito, i pannoloni per l’incontinenza) e protesi (ad esempio le protesi acustiche e quelle ortopediche) a chi ne abbia necessità a causa di una menomazione o di una disabilità. Per avere queste prestazioni bisogna rivolgersi al Distretto dell´Azienda Usl di residenza, attraverso la rete degli Sportelli unici distrettuali.

AUTO-AIUTO:
o (gruppi) di “mutuo auto aiuto”. Non è un progetto a titolarità delle Scuole guida. E’ un gruppo che si forma tra persone che si “riconoscono” per avere problematiche comuni e che, grazie al confronto, sperimentano momenti di crescita, di condivisione e di solidarietà. E’ una delle scommesse più importanti sulla quale si gioca il nuovo modello di welfare; si fonda sulla responsabilità del cittadino che partecipa alla vita della sua comunità locale mettendo in gioco la propria responsabilità individuale e la capacità di relazione interpersonale. Pensate al vostro condominio, ai vostri vicini di casa, alla gente che incontrate nel quartiere…; è una prima rudimentale valutazione che potete fare per capire se si stanno raccontando favole o veramente possiamo costruire una convivenza migliore, più accogliente e serena.
I gruppi di “mutuo auto aiuto” sono quindi realtà significative, che mettono positivamente in crisi le istituzioni, verso le quali, indirettamente, mostrano una sorta di sfiducia in quanto la capacità di promuovere e promuoversi in azioni di cura e accompagnamento è, quasi sempre, del tutto indipendente dai servizi pubblici organizzati.

AUTONOMIA
della persona, oppure finanziaria. Nel primo caso è parte di un progetto educativo, terapeutico, sociale nel quale l’autonomia di una persona (con svantaggio, con handicap, in situazione di disagio sociale ed economico…) è l’obiettivo di un percorso di aiuto: l’operatore sociale ritiene il termine diverso e non sinonimo di AUTOSUFFICIENZA (v.). Nel secondo caso è il mito, sogno, cruccio, illusione, di una miriade di amministratori di enti, associazioni, imprese, pubbliche e private, dedicate al lavoro sociale.

AUTOSUFFICIENZA

rispetto al termine AUTONOMIA (v,) rimanda alla condizione psico-fisica di una persona che da sola e capace di svolgere una completa gestione della normalità quotidiana: vestirsi, mangiare, fare pulizie, comunicare adeguatamente ecc. Vedi NON-AUTOSUFFICIENZA.